Shares

Fotografo professionista

Scopriamo se il cosiddetto “Mito dei DPI” incide veramente sul risultato finale di una foto

Scattando una foto in qualità di fotografo professionista, uno dei nostri primi problemi è dato dalla comprensione dei parametri tecnici che portano alla realizzazione di un buon scatto.

Tra di essi figura anche il chiacchierato valore DPI, ovvero “dot per inch”, in italiano punti per pollice.

Che relazione può avere questo valore con lo scatto delle nostre migliori foto?

DPI significa, in breve, la quantità di punti immagine che possiamo trovare su una linea lunga un pollice (ovvero, in misure italiane, 2.54 cm), presa in considerazione un’immagine o una foto qualsiasi.

Questo valore, per un fotografo professionista, è tanto importante quanto sembra? La risposta potrà sorprendere molti: non sempre, malgrado per molti fotografi amatoriali sia sinonimo di qualità.

Questo è dovuto dal fatto che foto e album fotografici realizzati con quello che sembra essere un alto valore di DPI possono contenere in realtà foto molto piccole, decisamente sconvenienti da ingrandire e stampare, pregiudicando un photoshoot di qualità.

Come riconoscere una buona foto tra valori DPI e numero pixel

Quando ci rechiamo da un fotografo professionista per far rielaborare le nostre foto digitali, oppure provvediamo noi stessi da casa, grazie ad un buon software di rielaborazione fotografica, a quali parametri dobbiamo prestare attenzione? Ciò che dobbiamo controllare a prescindere dal numero dei DPI è la quantità di pixel: infatti, una foto con scarsi DPI potrebbe essere anche caratterizzato da valori elevati, in termini di megapixel.

Il numero di pixel è infatti proporzionale al numero di informazioni contenute nella foto prima della stampa o della pubblicazione sul nostro sito web, ed è un buon indicatore di qualità specialmente su ampie superfici.

Consideriamo comunque un valore di DPI pari circa a 240 un parametro ottimale, in quanto la vista umana non è capace di distinguere valori più elevati; ma nel caso in cui il nostro servizio fotografico avesse bisogno di qualche ritocco in più sotto questo punto di vista, possiamo ricorrere ai miglioramenti qualitativi dell’immagine.

Software fotografici quali Photoshop o Nikon Capture, tramite processi di interpolazione che permettono di aumentare la dimensione dell’immagine nel caso in cui sia troppo piccola, per via di una pessima calibrazione dei DPI, ci aiutano a ristabilire parametri di visualizzazione e stampa ragionevoli senza il fastidioso effetto ‘blur’ o di sfocatura, che può potenzialmente rovinare un book fotografico o un album eccelsi.

Share This